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LE CONSEGUENZE DEL riscaldamento globale


Fonte: http://www.corriere.it

 

2006 - La Groenlandia si scioglie. Nuovo allarme in uno studio di due eminenti scienziati americani: i ghiacciai dell'isola potrebbero dissolversi entro il 2060.  

I ghiacciai della Groenlandia sono in movimento e stanno precipitando nel mare. Lo scioglimento della massiccia lastra di ghiaccio che ricopre gran parte di questa enorme isola grande sette volte più dell’Italia, era noto da tempo agli scienziati che studiano il clima. Ma agli avvertimenti dei climatologi i governi avevano sempre dato scarsissimo peso, cercando di rinviare l’adozione di misure impopolari per ridurre l’eccessiva dipendenza dai combustibili fossili (ritenuta una delle cause principali dell’aumento di temperatura) e confortati anche dalla fiduciosa opinione che il disgelo, prima di arrivare allo scioglimento totale dei ghiacci dell’Artico, sarebbe continuato al rallentatore almeno per un migliaio di anni.            

NUOVO STUDIO - Adesso un nuovo studio appena presentato all’assemblea annuale della American Association for the Advancement of Science che si svolge a St. Louis nel Missouri demolisce di colpo tutte queste ottimistiche previsioni. Negli ultimi cinque anni, informano i due autori dell’indagine, il peso degli iceberg che si staccano dai ghiacciai della Groenlandia e sprofondano nell’Atlantico è quasi raddoppiato. “Per formare un blocco di ghiaccio e così pure per scioglierlo – nota il dottor Eric Rignot che lavora a Pasadena in California nel Jet Propulsion Laboratory della Nasa – occorre sempre parecchio tempo. Se però la temperatura di superficie tende a salire, la reazione del ghiacciaio diventa molto più rapida”. Nel lungo resoconto dei due climatologi corredato da grafici, tabelle e fotografie dei ghiacciai, che esce oggi nel numero di febbraio di Science, la rivista dell’Associazione americana per il progresso delle scienze, Rignot e il suo collega dottor Pamir Kanagaratnam, del Center for Remote Sensing of Ice Sheets dell’università del Kansas, documentano con foto riprese dall’alto dai satelliti della Nasa l’erosione impressionante dei ghiacciai della Groenlandia. In una di queste foto, del maggio 2005, si vede il ghiacciaio sud-orientale di Helheim Gletscher, troncato da una profonda spaccatura verticale simile a quella rocciosa del Gran Canyon. Ai bordi dell’enorme blocco di ghiaccio che ricopre la maggior parte della Groenlandia, su un’area grande poco meno del Messico, che si estende su 1.700.000 chilometri quadrati e raggiunge in alcuni punti i 3 chilometri di spessore, sempre più spesso la banchisa è spaccata e dai bordi si staccano in continuazione gli iceberg, che sprofondano con enorme fragore dentro l’Atlantico.

DISGELO A RITMI CRESCENTI - Ogni anno il disgelo continua a ritmi crescenti. Si è passati da una perdita annuale di 90 chilometri cubici di ghiaccio nel 1996 ai 224 km cubici del 2005. E lo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia, dove la temperatura in vent’anni è salita di 3°C, a detta degli scienziati americani è responsabile per due terzi dell’aumento di livello dei mari, che ogni anno salgono in media di 3 millimetri. Una cifra che solo ai profani può apparire quasi insignificante: almeno fino a quando non si riflette. Se il disgelo della Groenlandia continua ai ritmi attuali dell’8 per cento al decennio, avvertono i climatologi, da qui al non lontanissimo 2060 è possibile che la Groenlandia si ritrovi senza ghiacciai, come era in epoche preistoriche e come fa capire d’altronde anche il suo nome, Gruenland, che significa “terra verde”.

CONSEGUENZE - Ma le conseguenze in questo caso non si faranno sentire solo nell’Artico. Rignot e Kanagaratnam, nell’inquietante rapporto presentato ieri ai loro colleghi scienziati a St. Louis, spiegano infatti che, in caso di scioglimento totale dei ghiacciai della Groenlandia, il livello globale dei mari salirebbe di ben 7 metri. In questo caso sarebbe inevitabilmente sommersa di nuovo la sfortunata New Orleans, ma non si salverebbero neppure Venezia, l’Olanda e gran parte di Londra e New York. In Italia, se questa previsione da Apocalisse dovesse verificarsi, finirebbe sott’acqua anche una buona parte di Roma mentre l’Italia settentrionale padana si trasformerebbe in una grande palude. Che fare? (...)

Renzo Cianfanelli
20 febbraio 2006

 

2008: Gli ultimi dati di settembre dicono che lo strato di ghiaccio non è mai stato così sottile. Al Polo Nord si torna a navigare.

Il 2008 è il primo anno in cui si sono naturalmente aperti sia il passaggio a Nord-ovest sopra l'America settentrionale, sia quello a Nord-est, sopra la Russia. E non è una buona notizia.
Settembre, per gli scienziati che seguono l'evoluzione climatica nell'Artico, è il mese più importante dell'anno, nel quale vengono registrati i dati di scioglimento dei ghiacci. E il quadro si conferma allarmante: «Non c'è mai stato così poco ghiaccio nell’ Artico: lo lascia pensare il fatto che lo spessore che copre l'Artico sia sempre più sottile» ha detto Martin Sommerkorn, membro del programma Artico del Wwf. I dati raccolti, anche se non sono ancora quelli definitivi, indicano che siamo vicini al record negativo dell'anno scorso, quando la calotta artica si ridusse a soli 4,13 milioni di chilometri quadrati.

TRENT'ANNI DI ANTICIPO SULLE PREVISIONI - Uno scioglimento così massiccio si è realizzato con 30 anni di anticipo rispetto al previsto. I modelli più recenti dicono, sempre secondo il Wwf, che tra il 2013 e il 2040 ci saranno delle estati in cui l'Artico sarà libero dai ghiacci, come non succedeva da più di un milione di anni». «Se prendiamo in considerazione i dati riguardanti l'assottigliamento dello strato di ghiaccio, molto probabilmente quest'anno nell' Artico c'è meno ghiaccio di quanto ce ne sia mai stato da quando sono cominciati i rilevamenti», ha concluso Sommerkorn. «Questo è anche il primo anno in cui si sono naturalmente aperti sia il passaggio a Nord-ovest sopra l'America settentrionale, sia quello a nord-est sopra la Russia», ha aggiunto.

15 settembre 2008
 

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